Presentazione “Ultima Fermata prima dell’Inferno” a Torino

Diritto e dovere di parola. Dal Circolo dei Lettori al progetto di Lievito Madre.

Bello il luogo, il Circolo dei Lettori, tra le mura del Circolo degli Artisti, a Torino, per parlare di un poeta del nostro tempo, e della cesura di grandi momenti di vita di un uomo, terminato il capitolo della sofferenza, con quell’Ultima Fermata prima dell’Inferno, che era la scusa per qual tardo pomeriggio, nell’andare a ripresentare quell’ultimo libro, da riproporre a un pubblico sostanzialmente amico e anche solo così, per inerzia di cose, mentre già avviata una inattesa mutazione, proprio in coincidenza con la prima presentazione, anzi con la pubblicazione stessa di quelle inequivocabili parole, (quasi un testamento che leggendo si comprende), pochi mesi or sono.

Ormai avviata una rinnovata presenza in vita, dell’autore, privato delle piaghe e della fatica di vivere, per una serie di casualità il tutto in un brusco cambiamento e da “poeta del dolore” lo conduceva ora a interpretare, con pieno titolo, il ruolo di “poeta della speranza“.

In quell’occasione torinese annunciando che anche tramite il web, il famigerato universo del web, e proprio partendo da schermi digitali, seppur mai abbandonando l’amato foglio di carta, il poeta, circondato da amici, artisti, letterati, intellettuali e amati lettori e frequentatori “dipendenti” della cultura , avvia il suo progetto denominato “Lievito madre“, dalla casa di Sicilia, alle terre del nord Italia, per rispondere alle attese di una società in cerca di un rinnovato umanesimo, quanto mai in cerca di uno spiraglio di ravvedutezza, e per rispondere alle proprie attese, rinnovate dopo anni di guerre dichiarate e combattute alle barriere, architettoniche e non. Le più gravi quelle del “non”, ancora insuperabili troppo spesso.

Unica grande necessità quella di un nuovo umanesimo, oltre all’urgenza di riconoscere l’opportunità alla dignità di un lavoro adeguato, per il cittadino del nuovo secolo.

Unico immenso valore aggiunto, il possesso dei tre requisiti per questo nuovo umanesimo, innato carattere, che questo popolo di esseri tanto difficili da governare quanto indomiti nella creatività, potrà ancora esportare al mondo intero.

Alte pretese di un progetto al fine coscientemente da ricondurre a gocce di essenza, da comunicare e trasferire attraverso parole di speranza, nel ricordo dell’indiscutibile sofferenza, sublimata in dignità, autorevolezza e diritto e dovere di parola.

Mario Moschietto